Poi ho conosciuto Michele, uno scriccioletto in sala computer che voleva gli insegnassi a fare una letterina di carta per la sua fidanzatina, tanto io non le so fare e la fidanzatina ancora non c'è
(ma non ditegli che ve l'ho detto). Il pomeriggio poi girava a petto nudo per il campo tutto spavaldo ed è venuto da noi per spruzzare l'acqua su un tavolo che avevamo lavato. Gli ho ceduto subito il mio gelato e gli ho proposto una sfida al biliardino. Michele sa giocare abbastanza bene per la sua età, ma si incazza come un matto se perde o gli faccio gol e allora cerco un pò di farlo vincere senza farmene accorgere. Poi prepariamo la sala per la cena e lui si fa con entusiasmo il giro dei tavoli mettendo al centro i fiorellini di tessuto. Durante la cena scoppia il diluvio, tira il vento, piove a dirotto e anche la luce minaccia di andarsene. Mi giro e lo vedo lì, stretto alla mamma, impaurito dal fragore dei tuoni, e penso a quanta paura ha avuto la notte del terremoto, a cosa è stato costretto a vedere e sopportare, e vorrei stringerlo anch'io, dirgli che gli voglio bene, e dirgli che quella di oggi pomeriggio è stata la partita più importante della mia vita.
Non c'è mondiale che tenga.

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